Coronavirus e Fase due in Toscana, le ultime notizie – Corriere della Sera

16 maggio 2020 – 12:49

Via libera alle riaperture da lunedì di negozi, bar, ristoranti, estetiste, parrucchieri, agriturismi, alberghi, stabilimenti balneari. Rossi: Ho un’altra opinione ma devo adeguarmi»

di Giorgio Bernardini, Mauro Bonciani, Giulio Gori



In Toscana sono 9.913 i casi di positività al Coronavirus, 30 in più rispetto a venerdì. Dieci di questi casi sono conferme di positività emerse attraverso la campagna di test sierologici, intrapresa da Regione Toscana a partire dalla fine di aprile. I guariti crescono del 4,4% e raggiungono quota 5.991 (il 60,4% dei casi totali). I test eseguiti hanno raggiunto quota 200.703, 3.338 in più rispetto a ieri, quelli analizzati oggi sono 4.844. Gli attualmente positivi sono oggi 2.943, il 7,1% in meno di ieri. Si registrano 3 nuovi decessi: 1 uomo e 2 donne con un’età media di 81,7 anni. Si riducono ancora le persone ricoverate nei posti letto dedicati ai pazienti Covid, che oggi sono complessivamente 300, 5 in meno di ieri, di cui 66 in terapia intensiva (meno 1 rispetto a ieri).

Rossi: «Devo riaprire tutto anche in Toscana»
«Diversamente dalle decisioni, comunicate dal presidente Conte venerdì mattina, di una ripartenza graduale e di una distanza di due metri per molte attività, venerdì sera il governo ha deciso la svolta. O meglio, un vero contrordine. La distanza si è ridotta notevolmente, ad un solo metro, e l’elenco delle attività da riaprire si è allungato, praticamente a tutte e subito – a scriverlo è il presidente della Toscana, Enrico Rossi -. La mia opinione era e resta diversa ma non voglio che la Toscana sia penalizzata rispetto ad quadro nazionale di cui comunque tra poco tempo, quando a fine mese la circolazione tra regioni tornerà libera, finirebbe per risentire annullando gli effetti di eventuali interventi a favore di una maggiore sicurezza. I nostri dati sono migliori rispetto a quelli di tante regioni sia in termini di mortalità sia in termini di diffusione e controllo del contagio. Pertanto, oggi, appena saremo in possesso delle disposizioni nazionali, adotteremo, allineandoci con esse, le ordinanze regionali in Toscana» (QUI L’ARTICOLO COMPLETO)

Familiari in quarantena
«Dai dati più recenti dei dipartimenti di Prevenzione delle Asl, il 25 per cento dei nuovi contagi avviene all’interno della famiglia di un positivo. E se queste persone circolano, il rischio cresce. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia, perché l’emergenza è tutt’altro che finita». In queste parole dell’assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi è spiegato il motivo del nuovo provvedimento firmato da Enrico Rossi, con l’obiettivo di trasferire quanti più positivi possibili negli alberghi per le quarantene. Il governatore aveva annunciato una settimana fa che avrebbe cercato un modo per convincere i contagiati a non restare a casa. La soluzione pensata è quella di chiedere ai positivi che non vivono da soli di andare in albergo, ma se rifiutano di mettere in quarantena obbligatoria tutti suoi famigliari conviventi, anche se negativi. Vivere a contatto stretto con un contagiato, spiegano dalla Regione, costituisce un alto rischio di infezione; un tampone negativo (che d’ora in poi verrà fatto ai familiari) non assicura che un minuto dopo la persona possa essere contagiata. Finora, la quarantena dei contatti dei positivi era fiduciaria (ovvero volontaria), ora in caso che si decida di proseguire la convivenza diviene obbligatoria. Resta comunque la possibilità che il dipartimento di Prevenzione dell’Asl giudichi la permanenza in casa adeguata o meno (come ad esempio la presenza di più bagni). «Gli alberghi sanitari sono la migliore soluzione per la sicurezza di tutti — dice l’assessore Saccardi — E i posti ci sono». Sono circa 400 le persone che sono o sono state in isolamento in hotel, attualmente circa 250 (a fronte di oltre 3.000 positivi a domicilio). Sarebbero 3.500 le camere disponibili in tutta la Regione.

Tamponi rapidi
Il governatore Rossi detta i tempi alle aziende sanitarie: i tamponi vanno fatti entro 24 ore dalla richiesta e i risultati devono arrivare entro altre 24, con tanto di registrazione del dato nel sistema. La rapidità è il punto chiave della nuova architettura. Ma viene data importanza anche al fatto che non sia un sistema a diverse velocità, sia che il tampone venga richiesto dal medico di famiglia a causa di sintomi tipici da coronavirus, sia che si renda necessario dopo un test sierologico negativo (chiamando il numero verde 800 556060), va fatto entro un giorno. La Regione, da parte sua, spiega che con l’assunzione di nuovo personale nel call center per la richiesta del tampone, i problemi di ingorgo si sarebbero molto ridotti. Per accelerare sull’esecuzione del tampone (anche se resta il problema della carenza di reagenti per esaminarli), la strategia è doppia: ricorrere al Drive Through (il cittadino va in una postazione indicata in auto, abbassa il finestrino e l’operatore fa l’operazione in un istante, in sicurezza) per tutti gli asintomatici, inviare le Usca, le unità mobili, a casa del paziente nel caso abbia sintomi seri o abbia problemi a deambulare. Maggiori certezze di tempi anche alla fine della malattia, per evitare lunghe attese o al contrario sprecare i tamponi: quando il contagiato guarisce dai sintomi, il primo dei tamponi di controllo per vedere se è negativizzato deve essere fatto dieci giorni dopo (se è di nuovo positivo, rinvio di una settimana).

Indagini epidemiologiche
La Regione chiede ai dipartimenti di Prevenzione delle Asl, in termini molto perentori, «l’immediata indagine epidemiologica nei 7 giorni precedenti», per tutti i positivi. Anche in questo caso la velocità è un requisito fondamentale, cui si unisce anche l’ampiezza della ricerca dei contatti. E nell’ordinanza si precisa che anche i pazienti che sono risultati positivi al loro ingresso in ospedale devono essere presi in carico dai dipartimenti di prevenzione. Non solo, ma per rendere più tempestive le analisi dell’Istituto Superiore di Sanità sullo sviluppo del contagio, le Asl devono inserire i nuovi casi nel sistema informatico nazionale a non più di 24 ore dalla notifica al paziente stesso. Così, la Regione autorizza le aziende sanitarie a potenziare i dipartimenti di Prevenzione e di Igiene con nuovo personale, «in coerenza con lo standard richiesto dal ministero della Salute di 1 incaricato del contact tracing (dell’indagine, ndr) ogni 10.000 persone».

16 maggio 2020 | 12:49

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Source: corrierefiorentino.corriere.it

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